Vavassori, il “timido” stopper

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Stopper, nato ad Arcene il 16-1-1952. Chissà quanti bambini nati negli anni ’50 e ’60 hanno girato la figurina e notato questi cenni biografici. La “figu” Panini di oggi risale alla stagione 1970-1971. La casacca è quella nerazzurra dell’Atalanta e lo “stopper” raffigurato, quasi timido davanti all’obiettivo, è un diciottenne destinato a rimanere nei ricordi di più generazioni di atalantini. Il nostro mezzo busto di oggi è Giovanni Vavassori.

Cresciuto calcisticamente nel vivaio orobico, Vavassori si mette in luce proprio in quella stagione nel campionato di Serie B, ottenendo la promozione e riportando così Bergamo dove merita, tra le città da “Serie A”. Il campionato successivo termina con un buon 10° posto che regala una tranquilla salvezza ai nerazzurri. Il giovane Giovanni, già colonna bergamasca nonostante la tenera età, si contraddistingue fin da subito per la sua umiltà oltre alle indubbie doti tecniche e attrae su di sé le attenzioni dei grandi club. Il Napoli ha la meglio e acquista il “timido” stopper fresco delle prime convocazioni con l’Under21 italiana. Nella città partenopea si ambienta subito, colleziona 94 presenze con una rete, vince una Coppa Italia (stagione 1975-1976), colleziona un 2° posto in Serie A, una partecipazione in coppa UEFA e nel 1977 torna nella sua Bergamo. Come direbbe Antonello Venditti, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.”

Nuovamente nerazzurro, difende la causa bergamasca per altri 5 anni con un totale finale di 235 presenze e 4 segnature, vivendo momenti rosei come il 9° posto in A nel 1978 ma anche stagioni di sconforto, come quella della retrocessione dalla B e il successivo campionato di Serie C1 subito vinto.

Nel 1982, a 30 anni, si riguadagna una chiamata in Serie A per giocare in una squadra dalla grande tradizione, il Cagliari. Dopo la parentesi sarda, chiude la carriera nel 1986 con la maglia del Campania di Pozzuoli, in serie C.

La notizia del ritiro di Giovanni arriva, ovviamente, fino a Bergamo e la città si prepara a riabbracciare il suo figliol prodigo. Per Vavassori si spalancano così le porte di Zingonia, dove decide di intraprendere una seconda carriera da allenatore nelle giovanili atalantine.

Vava collabora dunque con il fiorente settore giovanile orobico arrivando ben presto alla guida della formazione primavera, con la quale trionfa subito nel campionato nazionale battendo la Roma in finale (1998). I traguardi raggiunti con le giovani promesse, scoperte dal leggendario Mino Favini, gli guadagnano una chiamata in prima squadra; è l’inizio dei “Vavaboys.” Per prima cosa, Giovanni riporta in serie A i nerazzurri come fece da “timido stopper” parecchi anni prima e, una volta raggiunta la massima serie, apre un ciclo destinato a rimanere impresso nelle memorie bergamasche. I ragazzi del Vava, ovvero la rosa a disposizione dalla stagione 2000-2001, sono un concentrato di giovani cresciuti nel settore giovanile vincitori dello scudetto primavera più qualche giocatore di esperienza nazionale. I primi, orgoglio orobico e del presidente Ivan Ruggeri, sono i ragazzi di “casa del giovane”, cresciuti fin da ragazzini in quel settore giovanile dove l’educazione, la formazione e la scuola valgono tanto quanto le doti calcistiche. Pelizzoli, i gemelli Zenoni, Natali, Bellini, Pinardi, Rossini, Donati e tanti altri, questi sono i nomi. La squadra è completata da altri innesti fondamentali come Morfeo e Zauri (anche loro ex colonne delle giovanili), Doni, Ganz, Paganin, Ventola, Carrera, Berretta, Nappi e Siviglia. I presupposti sono rosei, si parla di neopromossa di lusso ma per una tranquilla salvezza. Ora entra in gioco la figura di Giovanni. Vavassori invita alla calma i suoi uomini, tiene un profilo basso puntando sul lavoro quotidiano, valorizza i giovani senza troppe pressioni e responsabilizza i più anziani del gruppo. Si dimostra ancora uomo mite e gran lavoratore, tocca le corde giuste non nascondendo le sue tensioni, fumando una sigaretta dietro l’altra ogni partita. I risultati sono agli occhi di tutti. La stagione 2000-2001 si rivela infatti un qualcosa di memorabile, Ventola e Doni vanno a segno con facilità e i Vavaboys raggiungono il settimo posto dopo essere stati clamorosamente in testa alla classifica fino a ottobre inoltrato. Spiccano come risultati il 3-3 a San Siro contro il Milan (con doppietta di Doni e la segnatura di Rossini) che sancisce il momentaneo primo posto in campionato e il 2-1 a Bergamo contro la Juventus (reti di Lorenzi e Ventola). Nemmeno l’inchiesta sulla presunta combine in Coppa Italia (contro la Pistoiese) sembra danneggiare Vavassori e i suoi condottieri. La stagione successiva, difatti, si chiude con un buon 9° posto. Ovviamente in questo biennio tanti giovani atalantini fanno gola alle big italiane, C. Zenoni passa alla Juventus, Donati al Milan e Ventola torna all’Inter, ma queste cessioni vanno prese come frutto dell’incredibile lavoro di Vavassori.

L’annata successiva (2002-2003) è la più amara; Giovanni, privato di molti talenti, si ritrova in zona retrocessione e viene esonerato con dispiacere dalla dirigenza. Nonostante ciò, la retrocessione non viene evitata dopo i play-out con la Reggina e la Dea scivola in B.

Vavassori lascia però la sua impronta nella “hall of fame” orobica e prosegue attivamente la sua carriera allenando negli anni Ternana, Genoa, Avellino, Cesena, Verona e Pavia. Si toglie altre soddisfazioni, ottenendo due promozioni consecutive dalla Serie C1 alla B con la gloriosa compagine ligure (2005-2006) e con gli irpini (2006-2007 subentrando a stagione in corso.)

Inutile dire che questa figurina abbia un valore particolare per i sostenitori della “Dea” nerazzurra. La lunga militanza da giocatore prima, da allenatore poi e i risultati eccellenti di Vavassori restano impressi nei ricordi di più generazioni di tifosi. Quel che resta maggiormente, però, sono i valori umani, l’umiltà, la dedizione al lavoro di Giovanni, qualità che i bergamaschi riconoscono ancora oggi ricambiando con l’affetto verso questo “figlio di Bergamo.”