Stromberg, il bergamasco di Göteborg

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Estate 1984; il calciomercato italiano è in pieno svolgimento. E’una sessione di approcci e trattative destinata a rimanere nella storia del nostro massimo campionato. Infatti, molte compagini, si rinforzano con stranieri di spicco. Il Napoli si assicura le prestazioni di Diego Armando Maradona, Leo Jùnior passa al Torino, il teutonico Karl-Heinz Rumenigge è un nuovo giocatore dell’Inter e Socrates va alla Fiorentina. Anche l’Atalanta neopromossa di Nedo Sonetti fa la voce grossa, portando a Bergamo il nostro mezzo busto di oggi, l’angelo svedese Glenn Stromberg.

Glenn nasce il 5 gennaio del 1960 nella periferia di Göteborg, Svezia. Fin da bambino dimostra una propensione allo sport, alternandosi, in particolare, tra il calcio e il ping-pong. Si mette in luce molto giovane come centrocampista nel Lerkils IF, una squadra dilettantistica di Vallda, villaggio vicino a Göteborg. Glenn però, contemporaneamente, continua a coltivare la sua passione per il tennistavolo entrando a fare parte delle rappresentative nazionali.
A 16 anni l’angelo biondo trova davanti a sé due strade e una scelta complicata: l’IFK Göteborg, la squadra della sua città natale, chiede le sue prestazioni. Non molto convinto inizialmente, Glenn accetta la proposta e lascia il suo amato ping-pong. L’inizio della nuova avventura non è dei più rosei. E’sempre stato un tipo timido Glenn, schivo e compensa tutto ciò con l’arte di un dribbling quasi testardo ma parecchio efficace. Va dunque forgiato il carattere. A 19 anni la svolta della sua carriera. Il nuovo allenatore dell’IFK è Sven-Göran Eriksson. Siamo nel 1979 e per Stromberg, molto meno anarchico agli ordini di Sven, si aprono scenari interessanti. Glenn cresce esponenzialmente, diventa il catalizzatore della manovra bianco-azzurra e una pedina fondamentale di Eriksson. La stagione 1981-1982, in particolare, è memorabile. l’IFK Göteborg fa il triplete: campionato, Coppa Uefa e Coppa di Svezia. Nella doppia finale continentale Glenn e compagni si impongono due volte contro l’Amburgo, squadra tedesca che la stagione successiva alzerà la Coppa dei Campioni facendo piangere la più quotata Juventus. Nonostante i trionfi, la compagine svedese di Stromberg viene colpita da una profonda crisi finanziaria. La società deve correre ai ripari e ciò significa perdere pezzi pregiati.

 



Un giovane Glenn con la casacca del Goteborg

Lo stesso allenatore Eriksson passa al glorioso Benfica e decide di portarsi con sé il fondamentale Glenn in Portogallo. Come qualche anno prima, il biondissimo centrocampista deve far fronte al suo carattere davanti a una nuova esperienza. La sua fragilità si confonde tra le strade di Lisbona e un problema di tesseramento sembra complicare la nuova avventura nella capitale lusitana. Glenn si trova costretto a giocare inizialmente per la squadra riserve, ma, una volta risolti problemi burocratici e non, Stromberg torna a dribblare in un campionato che conta. Glenn si è fatto uomo e Sven-Goran, ancora una volta, ha tratto da lui il meglio. Le presenze nell’unica stagione con la casacca delle aquile sono 32, i goal 10. Glenn e soci vincono la Primeira Liga e sfiorano la Coppa Uefa, arrendendosi in finale all’ Anderlecht.



Glenn e Sven-Goran Eriksson al Benfica

L’estate che segue è proprio quella del 1984 e la vita di Glenn Stromberg è destinata a cambiare radicalmente.  Eriksson infatti cede alla corte della Roma. Siamo negli anni ’80 e alla Serie A, il campionato più bello del mondo, non si dice di no. Quello che succede poi è storia. La chiamata irrinunciabile arriva anche a un incredulo Glenn. L’Atalanta neopromossa, allenata dal toscano Nedo Sonetti, mago delle imprese di provincia, tratta l’ormai non più timido biondo e riesce a portarlo a Bergamo. E' il terzo svedese della storia nerazzurra, dopo Bertil Nordhal e il bomber Hasse Jeppson, la quale cessione al Napoli per 105 milioni di lire fece all'epoca scandalo.
Glenn è cresciuto; i suoi dribbling, la visione di gioco da centrocampista puro e le sue geometrie sono ora rafforzate da quel carattere che Eriksson cercava in lui. Ma è pur sempre una nuova esperienza e lui, freddo svedese, fatica a comprendere la dolce vita italiana. Quello che non sa, è che una città intera ha notato in lui doti innate e i tifosi orobici sono pronti ad adottarlo. Il primo triennio è buono ma non memorabile e, nel 1987, arriva un’amara retrocessione in B, che si rivelerà poi un toccasana per lo svedese e compagni. Nonostante la cadetteria, infatti, l’Atalanta raggiunge la finale di Coppa Italia contro il Napoli scudettato di Maradona. La Dea non sfigura, perde 1-0 ma si guadagna l’accesso alla successiva e prestigiosa Coppa delle Coppe (essendo il Napoli impegnato in Coppa dei Campioni).
L’estate successiva, datata 1987, segna una nuova svolta. Emiliano Mondonico, tecnico bergamasco, viene nominato nuovo allenatore di quell’Atalanta impegnata in Europa di lì a poco. È un uomo d’altri tempi il Mondo, semplice, di valori e atalantino dentro. Lui e Glenn si piacciono subito; hanno caratteri simili. Sono tranquilli ma hanno il fuoco dentro e tanta sete di successo per mezzo del duro lavoro. Stromberg sposa definitivamente la causa Atalanta, sposa la città, i tifosi che in lui vedono il punto di riferimento, l’idolo, l’”atalantinità”. Rifiuta per di più la corte della Roma di Eriksonn che lo rivorrebbe ai suoi ordini per la terza volta.
Il Mondo lo nomina capitano, La città si coccola, ammira il suo campione e Stromberg ricambia con l’affetto verso i tifosi. Si sente bergamasco, forse lo è sempre stato.
Un nuovo capitolo è alle porte. La Coppa delle Coppe è lo scenario ideale per la nuova vita di Glenn. Eliminati i gallesi del Merthyr Tydfil, la Dea si sbarazza dell’OFI Creta, supera a sorpresa lo Sporting Lisbona (rivale storica del Benfica) e giunge alle semifinali contro i belgi del Malines (oggi Mechelen) del leggendario portiere Preud’homme. All’ andata i belga piegano 2-1 i bergamaschi e il goal “salvavita” lo segna proprio Glenn, che non ci sta ad abbandonare il suo sogno. Al ritorno la città si stringe intorno alla squadra, le mura di città alta si mettono a protezione dei propri beniamini; l’Atleti Azzurri d’Italia è sold out. L’inziale vantaggio di Garlini infuoca l’ambiente, ma, purtroppo, il sogno si infrangerà quando il Malines, poi vincitore nella finale con l’Ajax, si sarà riportato sul 2-1 come nella gara di andata.
L’Atalanta, frastornata, rimane comunque una grande realtà nelle stagioni successive e lo dimostra ottenendo per ben due volte l’accesso alla Coppa Uefa. Al secondo tentativo, nel 1991, abbandona la competizione solo ai Quarti di finale, sconfitta dall’ Inter del Trap e Matthäus. Stromberg intanto ha trovato in Bergamo la sua dimensione; vive la città, vive la gente, giura amore eterno alla dea. Gioca il mondiale italiano del 1990 da capitano della Svezia, attirando sulla sua selezione la simpatia degli atalantini.



Glenn in maglia Atalanta

Nel 1992 però spiazza tutti. Stromberg annuncia il ritiro dal calcio giocato a soli 32 anni. I tifosi sono increduli, non vorrebbero perdere il loro capitano e condottiero. La curva Nord, nell’ultima gara contro il Torino di Mondonico, gli tributa un omaggio unico e commuovente. Glenn piange. Le sue sono lacrime di gioia. L’ex “timido ribelle”, raggiunta la sua dimensione, appende gli scarpini al chiodo con il sorriso di chi dalla vita ha ottenuto ciò che desiderava. Glenn, tutto ciò, l’ha trovato a Bergamo; per rispetto e amore della sua gente chiude così, con i suoi biondi capelli che leggeri si posano sulle spalle nerazzurre. Chiude da bergamasco vero. Anche oggi, Bergamo lo abbraccia sempre come una divinità e i bambini, pur non avendolo visto giocare, lo mettono alla pari dei loro supereroi. Glenn è stato il mito dei loro padri e la sua impronta sulla città è resa immortale da questo unico e pieno d’amore passaggio di testimone.
Piangi leggenda Glenn, anche gli dei e la Dea lo fanno.



2012. La curva atalantina omaggia Glenn