Alcides Ghiggia e il Maracanazo

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Aveva segnato un goal fotocopia pochi giorni prima, contro la Spagna. La sua tattica era sempre la stessa;farsi mandare in velocità sulla corsia di destra, lasciare sul posto un paio di malcapitati difensori e,una volta quasi raggiunta la linea di fondo, scagliare un potente tiro sul primo palo dopo aver fintato il cross per il compagno. Allora, però, non circolavano filmati su youtube, nelle riunioni tecniche non si analizzavano i filmati degli avversari e Barbosa, ricordatevi di questo nome, fu trafitto inesorabilmente.

Il nostro protagonista di oggi, approfittando del periodo "mondiale" e di un Uruguay fresco della vittoria agli ottavi di finale contro il Portogallo, è l'uomo che fece piangere tutto il Brasile, Alcides Ghiggia da Montevideo.

Prima di raccontarvi la leggendaria storia di quest'ala uruguagia ci soffermiamo sulla figurina, pezzo raro e unico nel suo genere. Siamo nel 1970 e la Panini, già leader del settore, propone una collezione nella collezione. Nel tradizionale album dedicato alla Serie A aggiunge una sezione dedicata a coloro che, negli anni passati, hanno fatto la storia del nostro campionato. Uno di questi è proprio Alcides, qui in maglia Roma,uruguaiano di origini italo-svizzere(i suoi genitori erano ticinesi) ,ex anche del Milan e con qualche presenza con la casacca azzurra della nostra nazionale(allora si poteva giocare per due paesi). Ghiggia fece però la storia con la sua vera nazionale, l'Uruguay, e con quel goal sopracitato, una segnatura dai risvolti clamorosi.

Alcides nasce a Montevideo il 22-12-1926. Muove i suoi primi passi sportivi nel Nacional, giocando però a Basket. Il ragazzino è 1,65 e la madre gli consiglia così di sfruttare piuttosto la sua velocità nel calcio. Si mette in luce allora giovanissimo con il Sud America, squadra minore di San José che naviga tra la seconda e la terza divisione. Ghiggia è però molto determinato e vuole di più, come sua mamma che già vede in lui un campioncino. Si presenta così, di volontà della famiglia, a una partita amichevole del Peñarol, la compagine più gloriosa della nazione e tra le migliori sudamericane. Fa il suo provino. Qualche dribbling sulla fascia destra e i difensori si guardano già spaesati e meravigliati, il ragazzino va preso. Divenuto in pianta stabile un giocatore dei gialloneri di Montevideo si guadagna, nel 1950, la chiamata per il mondiale brasiliano con la sua Selecciòn. Viene subito francobollato come la stella della squadra insieme a Juan Alberto Schiaffino (che con lui ha in comune la militanza per Penarol, Milan e Roma) e a Obdulio Varela, capitano della nazionale.

Il mondiale brasiliano del 1950 ha una composizione particolare; una fase eliminatoria e una successiva composta da un mini-campionato di 4 squadre, la prima si laurea campione del mondo. Al grande appuntamento finale ci arrivano il Brasile padrone di casa(già considerato campione), la Spagna, la Svezia e l'Uruguay di Alcides. All'ultima giornata, in un Maracanà di Rio de Janeiro già in festa e riempito da 190.000 anime si sfidano i verdeoro( a cui basta un pareggio) e i terribili ragazzi uruguagi, costretti a vincere essendo secondi nel raggruppamento finale. La storia sembra scritta, Brasile campione. Quella brasiliana è una compagine di fuoriclasse quali il portiere Barbosa, Zizinho, Ademir e Friarca. Ma nessuno di loro, tanto meno la stampa locale che promuove anticipatamente i ragazzi campioni della coppa Rimet, si può immaginare quello che sarebbe successo di lì a poco.

Il Brasile passa inizialmente in vantaggio come da programma con Friarca, partita in pieno controllo e pubblico che balla e canta aspettando il fischio finale. Al 66' però, Schiaffino, elegante centrocampista offensivo e futura stella del Milan scaglia un tiro imprendibile all'incrocio dei pali. 1-1, Brasile ancora campione ma l'Uruguay, già iridato nel 1930, ha gli occhi infuocati. Capitan Obdulio Varela soprattutto, uomo burbero e tutto di un pezzo, sa che si può battere il Brasile e lo dimostra con il suo agonismo a tratti eccessivo.

Minuto '79, entra in scena Alcides. Segna, e lo fa con il suo marchio di fabbrica, quell'azione con cui abbiamo aperto questa storia. Sono le 16.47 del 16 Luglio 1950 e cala il gelo su Rio. Barbosa, beffato, raccoglie in fondo al sacco il pallone scagliato dalla baffuta ala. Il pari tanto cercato negli ultimi minuti non arriverà mai. Il Maracanazo è compiuto. L'Uruguay è campione del mondo nell'incredulità e nello sconforto di tutto il Brasile. Chi ha assistito a quel pomeriggio racconta di scene raccapriccianti, in cui il pianto è il meno che si possa immaginare. Leggende metropolitane dicono addirittura di persone buttatesi dagli spalti del Maracanà. Quel che è sicuro, statistiche alla mano, è il numero di suicidi in Brasile che si alza vertiginosamente da quel giorno. Due vite da qui in poi sono particolarmente segnate, quelle dei protagonisti dell'azione al minuto 79, il nostro Ghiggia e il portiere Barbosa.



Il fermo immagine del celebre goal di Ghiggia

Quest'ultimo, il giorno prima della finale, è stato nominato miglior portiere del torneo e ha il Brasile, come la coppa, tra le sue mani. Dalle 16.47 di quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. Viene catalogato come principale colpevole del Maracanazo, il capro espiatorio del dramma verdeoro. Un intero paese lo abbandona, lo insulta e lo lascia in povertà. Nel 1963 Barbosa invita a casa sua dei suoi amici per una grigliata; nulla di strano direte voi. Il portiere brasiliano accende però un falò e lo fa con i pali della porta del goal di Ghiggia, segati la mattina stessa.  Il povero Barbosa non può nemmeno uscire di casa. Nella sua città natale, appena mette i piedi nei supermercati, le nonne chiamano l'attenzione dei propri nipotini e sussurrano loro: "questo è l'uomo che ci ha fatto perdere il mondiale". Muore triste e solo ma lui stesso, tempo prima, disse di considerare la sua morte proprio il 16 luglio 1950.



Barbosa

Per quanto riguarda Alcides, qualche anno dopo l'ex Penarol sbarca in serie A e diventa presto capitano della Roma. Resta nella capitale per ben 8 stagioni, partecipa ai mondiali del 1958 con la maglia azzurra date le sue origini ticinesi e passa poi al Milan per una breve apparizione. Purtroppo, in quegli anni,è anche protagonista di eventi scabrosi, presunti e non, che lo macchieranno per sempre e che preferiamo non menzionare nel dettaglio. Nonostante la sua popolarità, appese le scarpette al chiodo, si trova a dover cambiare numerosi lavori( leggenda narra che ha fatto anche il croupier al casinò) e guadagna quel poco per vivere da interviste e apparizioni tv riguardanti quel famoso 16 luglio.



Alcides capitano della Roma

A 88 anni gli cede il cuore. Questa storia ci ha abituati ad eventi clamorosi, quindi non vi sorprenderete nel leggere che Alcides Ghiggia muoia proprio il 16 luglio.

"Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã. Frank Sinatra, Papa Giovanni Paolo II e io."

-Alcides Ghiggia.