Jair-La freccia nera

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"Ma vieni! Jair! E' il ritorno della grande Inter!"

Siamo nel 1997 e in una spiaggia sperduta italiana due squadre improvvisate si stanno contendendo, in una partita di beach soccer, una scultura dal dubbio gusto, la gamba di Garpez. L' esclamazione sopracitata è da attribuire a Giovanni Storti, celebre attore comico italiano del trio "Aldo, Giovanni e Giacomo" e interista fino al midollo. In questa scena di "Tre uomini e una gamba", tra le più divertenti della storia del cinema comico nostrano, i 3 attori  stanno sfidando a pallone un gruppo di muratori nordafricani, il tutto per recuperare la "preziosa" scultura persa in un fiume e recuperata nelle acque proprio dagli operai. Dopo la zampata vincente e il riferimento a Jair da Costa, nostro protagonista di oggi, Giovanni raddoppia con una rovesciata plastica e Aldo ruba la scena con un furbo goal in mischia, spuntando dalla sabbia e insaccando di testa. Nonostante questi lampi di genio, i 3 amici vengono però sconfitti per 10-3 perdendo la gamba e la faccia.

La storia della nostra figurina di oggi non poteva che partire da questo divertente aneddoto. Il brasiliano Jair da Costa è qui raffigurato in un unico sticker Panini da collezione risalente all'annata 1970-'71, conclusasi con un altro scudetto in maglia Inter per l'esterno brasiliano. La particolarità di questo cimelio, come di tutte le altre figurine di questi anni, è la scelta di rinunciare ai mezzi busti dei giocatori, prediligendo un'immagine intera del calciatore in questione, talvolta in azione o immortalato volutamente come il nostro Da Costa.

Jair nasce a Santo André, Brasile, il 9 Luglio del 1940 e cresce calcisticamente nel Portuguesa. Molto presto mette in luce i suoi marchi di fabbrica: un tiro potente e, soprattutto, una velocità dirompente che attirano le attenzioni del Milan. I rossoneri, però, fanno il grande errore di scartarlo per il fisico gracile. Ne approfitta l'Inter del Presidente Angelo Moratti, ansioso di creare una corazzata.

Il nuovo numero 7 nerazzurro, ribattezzato "freccia nera" ripaga la fiducia nei suoi confronti con un prezioso goal all'esordio sul campo del Genoa e diventando presto uno dei perni di quella squadra che farà storia a livello mondiale con questo motivetto più che una formazione: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarnieri, Picchi, Jair, Mazzola, Peiro', Suarez, Corso.



La leggendaria "Grande Inter"

Jair lega in particolare con il compianto Giacinto Facchetti, leggenda dell'Inter e uomo d'altri tempi. Celebre è un aneddoto che riguarda i due amici; è il 1962 e Jair ha preso sotto la sua ala protettiva il promettente terzino. Sono vicini di spogliatoio e l'esterno brasiliano nota Giacinto intento a cercare di calzare un paio di scarpini da calcio troppo piccoli. Allora si diceva che i fuoriclasse calzassero il 42 e il giovane Facchetti, nonostante il suo 43 di piede, vuole calzare il numero dei suoi idoli. Jair, divertito, esclama: "Giacinto, non puoi infilare Milano dentro Treviglio!", quest'ultimo paese d'origine del 3 nerazzurro. Quel gruppo, plasmato dal mago Helenio Herrera, è destinato a grandi cose e diventa ben presto la squadra più temuta d'Italia e d'Europa per gran parte degli anni '60.



Jair in compagnia dell'amico Giacinto

Jair, giocatore moderno, abbina la sua tecnica da brasiliano a un'essenzialità tattica europea, condita da  formidabili galoppate sulla fascia.  Quella in cui gioca, è un'Inter messa a puntino che riesce nell'impresa di vincere, consecutivamente, 2 campionati italiani, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Dopo il successo per 3-1 sul Real Madrid di Puskas nella finale europea di Vienna, anno 1964, la compagine nerazzurra di Milano si ripete nella finale casalinga dell'anno seguente, vinta per 1-0 sul glorioso Benfica. Manco a dirlo, va in rete Jair. Un suo diagonale rasoterra da destra, incontra il terreno bagnato e scivoloso di San Siro, colpito da un temporale. Il pallone si trasforma in una saponetta e beffa il povero Costa Pereira sotto alle gambe. L'Inter è nuovamente campione d'Europa.

Da Costa giocherà in nerazzurro per ben 9 stagioni, intervallate da una fugace apparizione con la Roma. Segna 54 goal in più di 200 presenze con la maglia del biscione e torna in Brasile, al Santos, con un Palmarès ricchissimo, 4 campionati italiani e, per l'appunto, 2 Coppe Campioni e 2 Intercontinentali. Non ha la stessa brillante carriera in nazionale, essendo chiuso dal leggendario Garrincha, ma vince comunque i Mondiali cileni del 1962. Chiude la carriera in Canada nel 1976 con i Windsor Stars.