Il biscione dell’Internazionale

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I loghi e gli stemmi delle squadre sono veri e propri emblemi per gli appassionati. Se visivamente d’impatto, riescono a conferire una vera e propria identità al club. Il tifoso porta il logo con orgoglio per il suo potere identificativo, talvolta se lo tatua e insieme ad esso piange e gioisce per i propri colori. Il calciatore, dal canto suo, lo porta all’altezza del cuore nel corso dei match. Baciare lo stemma dopo un goal è ancora oggi un gesto d’amore. “Gioca sempre per il nome scritto davanti alla maglia e loro ti ricorderanno per il nome che c'è scritto dietro”; queste parole di Thierry Henry sottolineano la responsabilità, il peso e il sentimento che il logo porta con sè.

Oggi ne rispolveriamo uno romantico, il biscione dell’Inter che recentemente è stato riproposto per un dettaglio della seconda divisa corrente. Lo stemma fece la propria comparsa nel 1979. Si tratta di uno scudetto con due strisce nerazzurre trasversali su cui spicca un biscione bianco. Il serpente, apparso per la prima volta sulle maglie interiste già negli anni ‘20, fu scelto per essere l’emblema della famiglia Visconti,fondatrice del ducato di Milano. In alto si distingue, invece, la stella che simboleggia la conquista di 10 scudetti per la squadra. Il logo capeggiò sulle divise fino al 1991, quando venne riproposto lo stemma disegnato dal pittore Giorgio Muggiani nella notte del 9 marzo 1908, quando la beneamata vide la luce.

Il logo con il biscione, nel corso della sua ‘vita’, fruttò all’Inter la conquista di una Coppa Uefa, di 2 Coppe Italia, una Supercoppa italiana e, soprattutto, di 2 campionati italiani di Serie A datati 1980 e 1989. La maglia home in foto, realizzata da Uhlsport e risalente alla stagione ‘88-‘89, quella dell’Inter dei record di Giovanni Trapattoni, fu indossata in un match di campionato dal centrocampista e numero 8 Nicola Berti.